Silvana Lonardi

2016 © Silvana Lonardi

Silvana Lonardi

IRONIA ED ELEGANZA


IL lavoro di Silvana Lonardi può sembrare quello che non è. Si manifesta, infatti, come ironia pura, cultura sottile e perfettissima eleganza. E non che con queste cose non ci siano. Eccome, eppure questi quadri hanno un fascino curioso e garbato, che non è solo disincantato  e sorridente compiacimento.

La nostra artista mette il Gatto Franco - mentre tiene fermo il topo per la coda – al posto normalmente occupato  dalla Madonna col Bambino, dentro la cimasa di una tavola cuspida, con tanto di predella e uccellini posatesi a fare la sosta; ne mette un altro al posto di una Maestà cimabuesca, oppure piazza una gru coronata dentro lo sportello di un polittico, Battista e Federico al posto degli omonimi Duchi di Urbino, riambienta zone della Cappella Brancacci di Masaccio e mette i gatti di casa Simona Venuti nella Villa di Poggio a Caiano in sostituzione di Pontormo.

















Rievoca Vermeer, Tiziano, Ingres e Andy Wharol, ma il senso del suo lavoro è la pienezza dell’immagine che, letteralmente, diverte nel guadagnare una posizione tale da stimolare in chi guarda l’idea del gioco visivo.

Scherza ma non deride. Non prende in giro l’osservatore ma gli suggerisce un modo spiritoso di fare i conti col passato illustre. I suoi ritratti di animali, ambientati nello spazio insigne dei capolavori antichi e moderni, sono ritratti sul serio, fatti con la stessa mentalità di attenta resa del verosimile, di illustrazione coinvolta dei sentimenti di affetto e vera amicizia che informano il comportamento di uomini e donne nel loro rapporto con questi animali.

I quadri prendono una strana logica e attendibilità che li rende particolarmente graditi e singolarmente affascinanti accentuando il gusto dell’accostamento inatteso e “impossibile” che, mutuato anche attraverso una chiara esperienza di grafico pubblicitario, riporta Silvana Lonardi nella “serietà” della forma pittorica, con impassibile leggerezza e imperterrita precisione.


Claudio STRINATI

(dal catalogo della mostra “L’arca delle muse”)