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Silvana Lonardi
Silvana Lonardi

Nata a Verona nel 1942, vive e lavora a Firenze e Parigi.
Dopo gli studi di Grafica Pubblicitaria compiuti a Verona si trasferisce a Firenze. I musei e le collezioni fiorentine diventano la sua vera scuola.
La sua ricerca pittorica è dedicata prevalentemente alla rivisitazione in chiave sottilmente ironica dell’iconografia storico artistica. Da anni rappresenta gli animali come interpreti sostitutivi nelle famose opere contemporanee e del passato; in questo spazio essi si muovono quali protagonisti casuali di avvenimenti a loro sconosciuti e che, vogliamo o no, a loro indifferenti.
Citazionista che con questo artificio tende orientare l’esigenza di dare risposte sui nostri rapporti con il mondo animale.


DIPINGERE E CITAZIONISMO PERCHE’ ?



L’idea di arte appena apparsa nei miei interessi è presto diventata inseparabile al connubio con il potere. Questa cognizione probabilmente è nata dalla suggestione che emanavano i  luoghi della mia infanzia. La Chiesa, il castello Scaligero, il ponte Visconteo, una villa Palladiana. Luoghi straordinari da guardare con rispetto e soggezione, come la casa di una compagna di giuochi, di aristocratiche origini, la quale a volte mi permetteva di ammirare i dipinti e le sculture.


Ma anche le oleografie con il Vespro di Millet e quella del Sacro cuore del Batoni, uniche presenze con rimandi artistici, che erano invece nella casa di mia nonna, o la grande riproduzione, in seppia, della Primavera del Botticelli in casa di mia zia.


Poi gli studi in città, nella bella e crudele Verona: Il Can Grande della Scala, beffardo con il suo falcone in spalla a sfidare l’eternità. Le Arche Scaligere ( il potere  delle tombe), Il museo di Castelvecchio che prima del bel restauro di  Carlo Scarpa era cupo, militaresco, e contenitore di una eccezionale collezione di Madonne.

Studiavo grafica pubblicitaria, ma il trionfo del bello, dell’arte e della fantasia che sospettavo esistesse arrivò studiando da vicino Pisanello in Sant’Anastasia e  Il Mantegna  della Pala di San Zeno.




Certo non trascuravo gli autori locali e più vicini: Semeghini il più amato, Albertini e altri veronesi. Poi la sferzata più importante mi è stata data da una sconvolgente mostra di Emilio Vedova alla Gran Guardia, nei primissimi anni ’60, capii  riuscendo a decifrare quel linguaggio, fuori dagli  schemi prettamente figurativi, così  entrava con forza anche il vero contemporaneo.


L’avventura di scegliere e abitare  Firenze ha reso sicuramente più umanistica la mia formazione. Studiando meglio lo sviluppo delle libertà espressive dell’arte novecentesca, con il prezioso  aiuto di quello che divenne poi mio marito, il pittore Leonardo Pizzanelli, che mi iniziò alle tecniche più sofisticate italiane e francesi.


Ma come sfuggire e perché ai codici preordinati del concetto di arte e cultura inteso come patrimonio estetico culturale e sociale?  Come porsi con l’urgenza di un ego creativo nel campo sterminato del mondo artistico senza rinunciare all’amore per la tecnica e la rappresentazione tradizionale? Probabilmente con l’intuizione e l’istintualità personali che si sono confrontate con quelle   degli animali che hanno fatto irruzione nella mia vita e poi nella mia pittura. Rappresentando loro, proprio gli animali, come interpreti sostitutivi nelle famose opere contemporanee e del passato e la percezione o il sogno di mondi dell’anima privi di umane gerarchie. Utilizzando i simboli e le metafore propri della storia dell’arte,  che cito con chiarezza, ho l’ambizione  di provocare una sospensione, uno spaesamento suggeriti dall’atteggiamento di totale indifferenza  dei  protagonisti rappresentati nella loro essenza e privi di riferimenti antropomorfici.


Silvana Lonardi